domenica, Aprile 6, 2025

Referendum abrogativi, ecco come possono votare gli italiani all’estero

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L’8 e il 9 giugno, i cittadini italiani, in Italia e all’estero, sono chiamati ad esprimersi sul Referendum abrogativo relativo a tematiche lavorative e di cittadinanza.

Come possono votare gli italiani all’estero.

Gli italiani residenti all’estero “possono votare per posta, ricevendo il plico elettorale al proprio indirizzo di residenza”. È per questo che l’Ambasciata raccomanda “di controllare e regolarizzare la propria situazione anagrafica e di indirizzo presso l’ufficio consolare competente”. Si consiglia comunque di utilizzare preferibilmente “il portale dei servizi consolari Fast It”.

“In alternativa al voto per corrispondenza gli elettori iscritti all’AIRE possono scegliere di votare in Italia presso il proprio comune di iscrizione, comunicando per iscritto la propria scelta (opzione) al Consolato entro il decimo giorno successivo alla indizione delle votazioni. Gli elettori che scelgono di votare in Italia in occasione della prossima consultazione referendaria riceveranno dai rispettivi Comuni italiani la cartolina-avviso per votare presso i seggi elettorali in Italia.

L’opzione dovrà pervenire all’ufficio consolare “non oltre i dieci giorni successivi a quello dell’indizione, ovvero il 10/04/2025”. Per la comunicazione è possibile usare l’apposito modulo scaricabile dal portale dell’Ambasciata.

I quesiti proposti in questo referendum sono cinque. I primi quattro riguardano il mondo del lavoro. L’ultimo, il quinto, fa riferimento alla questione relativa alla cittadinanza.

Lo scopo del primo quesito è quello di cancellare le norme sui licenziamenti del contratto a tutele crescenti inserite dal Job Act. Attualmente, nei casi in cui i licenziamenti dovessero risultare illegali, i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 in poi non possono essere reintegrati. L’obiettivo è fermare i licenziamenti senza giusta causa.

Il secondo quesito del referendum affronta l’argomento del risarcimento dei lavoratori licenziati ingiustamente. Con il referendum si propone di abrogare il limite delle sei mensilità di risarcimento. Oggi, un lavoratore licenziato ingiustamente non può esigere un risarcimento superiore al tetto stabilito. Abrogando quel limite si permetterà ai giudici di determinare il risarcimento in piena libertà.

Con il terzo quesito si affronta la “precarietà lavorativa”. Si propone di eliminare le norme che permettono l’uso dei contratti a termine senza giustificazione. L’obiettivo, quindi, è quello di ripristinare l’obbligo di giustificazione per l’uso dei contratti a termine e, quindi, di evitarne l’abuso.

Il quarto quesito del referendum, l’ultimo per quanto riguarda la materia lavorativa, è quello sulla sicurezza sul lavoro. In Italia, purtroppo, sono circa mille, ogni anno, i morti sul lavoro e circa 500 mila le denunce per infortuni. Nel quesito si propone di ampliare la responsabilità delle aziende per garantire maggiormente la sicurezza.

Il quinto ed ultimo quesito riguarda la cittadinanza. Per favorire l’integrazione di oltre 2,5 milioni di immigrati, si propone di ridurre da 10 a 5 anni il tempo di residenza legale necessario per inoltrare la richiesta di cittadinanza. Tutti gli altri requisiti restano inalterati.

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